mercoledì 31 luglio 2013

"Mi chiamo Lucia. Ho la sclerosi multipla. Ora cammino grazie alla Cannabis"





























E' un argomento che sta suscitando molti dibattiti nella nostra penisola. Noi vogliamo cercare di andare un attimo a fondo della questione. Ma prima di parlarne riportiamo una bellissima notizia appena battuta da Repubblica.it

A Bari, una ragazza di 30 anni, affetta da sclerosi multipla, grazie al permesso da parte della Regione Puglia al utilizzo di Marijuana per scopi medici, Lucia dopo 3 giorni di cure è riuscita a muoversi autonomamente, alzandosi da quella maledetta sedia a rotelle che la teneva bloccata. Ferma.


Dopo un immenso iter-burocratico e il permesso della Regione, la ragazza ha accettato il ricovero a Ospedale Ferrari di Casarano, dove gli è stata somministrata sottoforma di tisana, un infuso di infiorescenze di Marijuana.

Dopo 3 giorni i grandi e notevoli miglioramenti.

Ora, noi ci chiediamo: non è la domanda LEGALIZZAZIONE SI' O LEGALIZZAZIONE NO che è importante ora ma "per quale motivo queste erbe (non c'è soltanto la Marijuana) fanno fatica ad essere usate dalle strutture mediche nazionali per aiutare, in maniera alternativa o in maniera complementare alle medicine tradizionali, pazienti come Lucia?".

Una domanda che molti paesi nel mondo, si sono posti e hanno trovato risposta. Con misure efficaci per aiutare le persone, non soltanto per la sclerosi multipla. Eppure qui, alcuni santoni domenicali,continuano a chiamarle droghe queste erbe e drogato chi le usa. Lo spopolamento di queste sostanze per scopi ludici (uso spesso e volentieri incontrollato dato l'inutile proibizionismo che ha dato in mano ad organizzazioni criminali milioni di euro al anno con lo spaccio e a reso, grazie alla FIni-Giovanardi, il ragazzo o la ragazza con una sigaretta di Marijuana in mano pericolosa come uno spacciatore colombiano con 4 kg di Cocaina nel baule della sua automobile) non deve precludere l'utilizzo sano e naturalmente umano di queste erbe.

Ma basta polemiche. Brava Lucia. Siamo contenti per te. Speriamo soltanto che molti altri potranno esserlo come te. Il prima possibile.







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